È stato ucciso, con un colpo di pistola, per un mero sospetto Massimo Speranza, 21 anni, detto “Il Brasiliano”. Questo raccontano i collaboratori di giustizia le cui indicazioni hanno corroborato le indagini della Dia di Catanzaro che oggi ha portato all’arresto di cinque persone accusate di aver avuto un ruolo nell’omicidio avvenuto a Cosenza a settembre 2001.

Si tratta di Fioravante Abbruzzese, detto Banana, classe ’54; Giovanni Abruzzese, detto “U cinese”, classe ’59; Armando Abbruzzese, detto Andrea, o Siccia Niura, classe ’78; Luigi Bevilacqua, detto Gino, classe ’67; Rocco Azzaro, classe ’54.

L’esecutore materiale

Stando al racconto fornito alla Dda di Catanzaro dai collaboratori, a premere materialmente il grilletto sarebbe stato Eduardo Pepe, uomo ai vertici della mala di Cassano, vittima, a sua volta, di un agguato avvenuto il tre ottobre 2003. I collaboratori raccontano che il ragazzo sarebbe rimasto tragicamente impigliato nella faida di inizio millennio tra il clan degli Zingari e il cosiddetto clan degli Italiani. Questi, prima di fare pace e unirsi in un unico consorzio, entravano spesso in frizione soprattutto per questioni legate al traffico di droga. Secondo le regole pattuite, agli Zingari spettava lo spaccio di hashish e marijuana e agli Italiani quello della cocaina. Gli Zingari, però, di tanto in tanto travalicavano le competenze pattuite generando attriti tra i due gruppi.

Il sospetto

Dal canto suo, Massimo Speranza, ragazzetto che aveva un precedente per una rapina effettuata con gli Zingari, e residente in via Popilia, zona caratterizzata da una forte presenza rom, era sospettato di aver parlato con gli Italiani e di aver rivelato informazioni riservate sul conto degli Zingari. Qualcuno lo avrebbe visto parlare con i rivali e questo gli è costata la vita.

La trappola mortale a San Demetrio Corone

Speranza sarebbe stato portato da Cosenza nella zona di Cassano allo Ionio, con il pretesto di fargli “testare” una partita di stupefacente di particolare qualità. In particolare il percorso sarebbe stato: Cosenza, breve sosta a Lauropoli, Apollinara e, infine San Demetrio Corone, dove sarebbe stato portato in un casolare in zona rurale.

Qui lo avrebbero fatto sedere e lo avrebbero messo a proprio agio offrendogli anche una amichevole sigaretta. A questo punto, con un gesto di concordia, Eduardo Pepe gli avrebbe teso la mano e mentre il ragazzo porgeva la sua, Pepe, con l’altra mano avrebbe tirato fuori la pistola e gli avrebbe sparato in testa. Il corpo è stato fatto sparire, seppellito, forse in seguito spostato, questo è un dato che resta ancora un mistero.